Uno dei fondamenti del mio Maestro (Sandro Martinelli) è quello di non parlare mai se non si ha una buona conoscenza dell'argomento: è meglio ascoltare ed imparare, analizzare e capire, sperimentare...e poi argomentare.
Sono parecchi mesi ormai che addestriamo gli Esploratori Incursori del Reggimento dei Lagunari, con ottimi risultati. Nelle arti marziali, Sandro ha esperienza da vendere (esperienza che ama condividere con i suoi allievi), ma durante il periodo di leva, è stato anche lui, un Esploratore Incursore del corpo dei Lagunari, nella base di St. Andrea. Un esperienza che lo formato anche sotto altri punti di vista.
Gli Esploratori operano in condizioni estreme, sono loro che preparano il terreno per le truppe logistiche e sono loro che possono esprimersi con eguale efficacia in territori ostili, sia in condizioni di caldo torrido, sotto un cocente sole libanese, sia nel freddo tagliente dell'artico.
Gli Esploratori Incursori devono sopravvivere in queste situazioni senza compromessi, devono resistere al caldo, al freddo, alla fame, alla sete...in sostanza, devono apprendere L'ARTE DELLA SOPRAVVIVENZA!
Hanno una dotazione di armamenti e rifornimenti ridotta al minimo indispensabile e nel fucile, solo 30 colpi, che non vanno sprecati. Questa è la nostra base di partenza, per capire quali sono le loro esigenze nel combattimento corpo a corpo e a mano armata. La prima regola? La forza bruta va a farsi fottere quando non mangi da tre giorni!!!! Come nella sopravvivenza, nel combattimento le risorse NON VANNO SPRECATE, l'energia vitale è una risorsa che vale molto. É così che un giorno il nostro Maestro decise di farci provare l'esperienza della sopravvivenza!
Non era un'ordinaria esperienza in montagna con la tua bella attrezzatura, niente di ordinario col Maestro Martinelli, posso affermarlo con certezza, visto che lo seguo da ben 17 anni (che data la mia età sono praticamente pari a tutta la mia vita).
Ma chi dirigeva il corso di Survival? Il capo lupetto...? Niente di tutto ciò! Era niente meno che il referente unico per il settore Survival degli Esploratori Incursori, alias “Doge” che ci ha guidato nella difficile arte della sopravvivenza. Un uomo forgiato dall'esperienza sul campo, un militare che ha operato in innumerevoli missioni in tutto il mondo, insomma un tipo con gli attributi belli grossi e spigolosi, per capirci.
Come inizia a circolare la voce di un corso di tale portata, nella nostra palestra di Venezia, comincia la ressa per parteciparvi; tuttavia essendo stato tutto organizzato all'ultimo minuto (i militari non stanno di certo ad aspettare i nostri comodi), hanno potuto partecipare all'evento, un numero ristretto di persone. 

LA TEORIA
Ad una cena abbiamo avuto il primo approccio col nostro istruttore (Doge), che tra una risata e l'altra ci illustrava vagamente che genere di situazione ci avrebbe atteso nel luogo da lui scelto per lo svolgimento del corso (Asiago 1700 mt), e cosa saremo andati ad affrontare.
Il corso vero comincia con due lezioni teoriche, tenute sempre da Doge, che con estrema precisione e pazienza, ci illustra prima di tutto i concetti base per sopravvivere: quali sono le priorità da tenere a mente, come costruire un ricovero (SHELTER) con ciò che ti mette a disposizione l'ambiente circostante, e con quello che hai addosso.
Durante i corsi teorici Doge ha avuto modo di sfatare parecchi miti e di trasmettere senza mezzi termini, cosa significhi veramente sopravvivere; non si parla di settimane, a volte nemmeno di giorni ma semplicemente di superare la notte.
Il materiale messo a disposizione dal nostro istruttore era parecchio. Grazie ad una presentazione slide e alle schede riassuntive, in sole sei ore circa di lezione abbiamo potuto esaminare i vari modus operandi, per trovare, raccogliere e potabilizzare l'acqua, per riconoscere le piante commestibili, per identificare gli insetti e come cucinarli.
Abbiamo analizzato come accendere il fuoco e come va costruito uno shelter, quali sono i materiali più adatti e soprattutto dove posizionarsi. Insomma siamo partiti subito al massimo regime per cercare di arrivare il più preparati possibile (almeno in teoria), per affrontare questa incredibile esperienza sul campo!

L'ATTREZZATURA
Per rendere il corso il più reale possibile, il materiale in nostro possesso è stato stabilito in gran parte da Doge; ben conscio del fatto che comunque non abbiamo un addestramento pari a quello dei nostri militari e tenendo conto che c'erano persone che come il sottoscritto, non avevano mai dormito prima d'ora in montagna e all'aperto...per non parlare del fuoco.
Doge ci consegna una lista. É consigliato abbigliamento invernale ed impermeabile, sia per la notte che per la pioggia, ovviamente scarponi da trekking o anfibi, un coltellino chiudibile o comunque una pinza multiuso, preferibilmente con lama seghettata (niente coltellacci in stile survival o Rambo, e qui il rammarico degli appassionati di coltelli della nostra palestra si è fatto sentire), niente sacco a pelo ma bensì sacchi di iuta, sacchi dell'immondizia e poco altro ancora.
Da bere solo un litro e mezzo d'acqua. Ovviamente non poteva mancare il nostro KIT di sopravvivenza fornitoci direttamente da Doge. E’ incredibile come in una scatoletta insignificante e di piccole dimensioni, ci possano essere attrezzature in grado di salvarti veramente la vita, permettendoti di sopravvivere in situazioni estreme.

LA PRATICA
Sarebbe stato banale iniziare subito con una bella giornata piena (già dal mattino), per fare il tuo bel ricovero con tutta la calma di questo mondo. In realtà arriviamo nel luogo prestabilito, per iniziare la nostra avventura, circa a metà pomeriggio, ovvero poche ore di luce per metterci un tetto sopra la testa e magari accendere un fuoco per scaldarci un pò. Essere accompagnati dal scintillio delle fiamme, tra le braccia della fredda notte che ci aspettava, sembrava ormai un sogno.
Al nostro arrivo siamo accolti da una leggera pioggia che sosterà su di noi fino alla mattina del giorno seguente. Doge ci accompagna nelle varie aree che per tre giorni ci ospiteranno. Formiamo subito squadre da due persone e cerchiamo il luogo migliore per iniziare il nostro shelter.
Il lavoro inizia subito frenetico per tutti e anche se la lieve pioggia, non è il migliore degli incentivi per metterti di buon umore, si fa di tutto per finire il ricovero il prima possibile, e non è facile.
Alle 19:00 / 19:30 circa della sera, arriva Doge con il rancio: una patata, una mela e una cipolla da dividere con il proprio compagno, fino alla sera seguente.
Arriva il buio...e con il buio il freddo della notte.
La notte non passa per niente liscia e tranquilla, nessunoriuscirà ad affermare di aver riposato il giorno dopo. La mattina per molti inizia presto e con l'alzarsi del sole arriva il nostro istruttore con la lista dei compiti da portare a termine nella giornata: terminare lo shelter, trovare piante commestibili e raccoglierle, trovare una sorgente d'acqua, costruire un filtro per l'acqua, individuare gli altri shelters e segnarli nella mappa contenuta nel kit di sopravvivenza.
Il tempo vola quando sei impegnato in tutte queste attività, senti la fame e la sete, cerchi di concentrare le risorse e rifletti, rifletti tantissimo. Qui ti accorgi di quanto sei fortunato nel mondo di oggi. Pensi a tutti quelli che bramano il paradiso e che vogliono solo un mare di soldi e non sono minimamente disposti a sacrificare nulla, quando invece abbiamo tutto a portata di mano. Capisci molte cose e vedi quali sono veramente le priorità più importanti nella vita, quando questa potrebbe essere veramente in pericolo.
Arriva così il pomeriggio del secondo giorno. Insieme a Doge, verifichiamo come sono stati svolti i compiti della giornata e sempre tutti insieme, analizziamo come sono stati fatti i vari shelters e in quali accorgimenti erano perfettibili. Ne abbiamo fatta di strada quel giorno.
Come ultimo compito il nostro istruttore ci spiega come preparare una griglia per cuocere, affumicare o essiccare la carne...questa sera festa grande!!!
Intorno all'ora di cena nel mondo reale, Doge arriva nel nostro paradiso selvaggio con una coscia di pollo in mano. Dire che saltavamo come cani affamati davanti ad un boccone di carne, rende bene l'idea dell'entusiasmo che avevamo, e soprattutto della fame, che ormai albergava in tutti noi. Nel buio della notte, la vista del pollo illuminato dalla luce delle fiamme che ardevano, ci faceva pregustare il sapore della carne che avremmo mangiato da li a poco.

RITORNO ALLA CIVILTA'
Arriva la domenica, l'ultimo giorno di questa incredibile e fortissima esperienza che ti segna dentro, e un po' ti cambia. Anche questa mattina abbiamo il nostro bel da fare: in primis raccogliere la rugiada per avere acqua potabile e costruire un sistema di raccolta dell'acqua, poi disfare lo shelter che ci aveva coperto e difeso (per quello che gli era possibile) dal freddo e dalla pioggia, infine tutti al punto di ritrovo per lo studio sulle tecniche di orientamento con e senza bussola e le conclusioni finali.
Si vede che siamo arrivati alla fine, siamo tutti sorridenti e capiamo quanto in realtà sarebbe dura sopravvivere quando non hai la minima idea di quando tutto avrà fine. Al corso di orientamento partecipano tutti con interesse ma le menti non sono freschissime, non si sa bene se per la stanchezza o se per colpa del super pranzo che ci aspettava di li a poco in un ristorante tipico della zona.
Il pasto viene consumato in modo quasi animalesco, almeno da una parte dei sopravvissuti, e verso le 17.00 ci si dirige verso casa. L'impatto con la realtà di tutti i giorni è stato davvero particolare. Siamo passati dal totale silenzio di quel bosco quasi incantato (che si è dimostrato ricchissimo di risorse, ma che bisogna essere in grado di sfruttare), alla baraonda del pranzo della domenica in un ristorante.
Metabolizzare la forza e l'emozione di un'esperienza sul campo di questa portata è stato molto più complicato della digestione della super abbuffata, perfino Doge è rimasto senza parole quando ha visto che conto eravamo riusciti a totalizzare!!!
In questi giorni abbiamo capito molte cose, sia strettamente legate al corso, ovvero alla pratica necessaria per procurarsi acqua, cibo, fuoco, costruirsi un rifugio o sapersi orientare, che soprattutto all'aspetto umano. Non essendo più a contatto con la natura da secoli, diventa difficile mentalmente sopravvivere senza il lusso che ci circonda ogni giorno, ma il nostro corpo e il nostro istinto, sanno perfettamente come sfoderare risorse che non pensavi minimamente facessero parte di te.
Una capacità innata che riesce ad adattarsi alle situazioni più difficili, alla scarsità d'acqua e di cibo, alla stanchezza fisica e mentale. Abbiamo capito quanto riesci ad essere forte quando la tua mente diventa il tuo più grande alleato, e quanto sia difficile invece quando lei decide di lasciarti li. Quando la mente si arrende, resti infatti paralizzato difronte alla minima difficoltà.
Abbiamo capito che all'uomo manca il confronto con se stesso e soprattutto con la natura che pur sempre lo circonda e un bel giorno gli ha dato la VITA!

ANALISI FINALE
Per concludere il racconto della nostra avventura che spero di esser riuscito almeno in parte a trasmettervi, è per questo che qui sotto troverete il commento di alcuni dei partecipanti che vi spiegherà in prima persona le proprie emozioni e idee; questo è stato il primo passo verso il nostro vero obbiettivo.
Quello che si è svolto è stato un corso BASICO di sopravvivenza. Fatta l'esperienza, calpestato il primo scalino, ci dirigiamo verso quello che vorrà essere la meta del nostro percorso...il vero e proprio corso di sopravvivenza che decide se un militare può diventare ESPLORATORE INCURSORE del Rgt Lagunari Serenissima.
Riccardo Silva

Poco da aggiungere all’ottima analisi fatta da Riccardo il quale, a mio avviso, ha saputo toccare tutti i punti nevralgici di questa straordinaria esperienza.
Dice bene: “..capisci quanto sei fortuato..”. L’inconsapevolezza di questa fortuna e l’incapacità di essere felici che ne deriva è davvero un deplorevole spreco. Troppo spesso vedo persone soffrire ed arrivare a perdersi per delle inezie. Non siamo più abituati ai problemi “veri” e per questo siamo molto più deboli, abbiamo perso completamente fiducia nel nostro corpo non lo riteniamo all’altezza di quasi nulla ormai. Lo riempiamo di cibo, di medicine (grazie a Dio che ci siano, ben inteso ma perché abusarne?), droghe, sostanze di ogni genere..
Perché per divertirsi bisogna per forza stare svegli tutta la notte, in un posto chiuso, saturo di frastuoni assumendo ogni sorta di sostanza doppante? Perché tutti hanno paura del silenzio?
Credo che il ricordo più bello di questi tre giorni sia stato proprio il silenzio.
Vorrei infine aggiungere una riflessione, a prima vista banale, su quanto venga sprecato. Ricordo quando la prima sera, bagnato ed infreddolito al buio, ho divorato il torsolo della mia mezza mela. Per la prima volta dopo un “pasto” NON avevo prodotto immondizia!
Manca radicalmente la percezione della realtà, la capacità di leggere l’ambiente che ci circonda, discernere l’utile dall’inutile e quindi ciò che ci fa vivere da ciò che ci fa morire. Perché consumare 1000 quando basta 1? Perché produrre tonnellate di inquinamento per produrre energia di cui non necessitiamo, distruggendo tutto ciò che ci circonda?
Si potrebbe dire che queste righe siano un insieme di luoghi comuni, o peggio, della filosofia poco originale sulla scia del mito del “buon selvaggio” di Rousseau, ma forse se ci troviamo al punto in cui siamo tanto comuni, nella sostanza, non lo sono proprio.
Sono del parere che di queste esperienze ci sia un gran bisogno.. Mi auguro sinceramente che in molti possano usufruirne.
Non mi resta che ringraziare nuovamente l’incredibile persona “Doge” che ha ritenuto di condividere con noi la sua preziosa conoscenza, il grande Sandro grazie al quale è stato possibile tutto ciò, ed infine ma non meno importante il mio compagno di avventura Riccardo senza il quale sarebbe stata veramente dura (grazie Riky!).
Rocco Ravagnin


Sono un appassionato di vita all’aria aperta e l’arte della sopravvivenza mi ha sempre affascinato.
Ho cercato negli anni di imparare a conoscere e sfruttare le risorse che la natura ci offre e questo corso mi ha avvicinato in maniera diversa e più tecnica all’ ”arte” della sopravvivenza. Ho imparato molti “trucchi” conosciuti solo da persone che della sopravvivenza hanno fatto la loro vita e il loro lavoro.
Maximilian Shustek

Nella notte in cui Doge ci portò la coscia di pollo da dividere, un compagno del gruppo di Asti, che era stato affiancato al M° Porcellana e ad un allievo di Venezia, ci raccontò: Il fuoco era debole, per via della legna bagnata dalla pioggia del mattino precedente e la carne sembrava non cuocesse mai. La fame era troppa e ad un certo punto incominciai a mangiare quella più cotta in superficie. Provai a cuocerla ancora un po sulla poca brace rimasta, ma sembrava non cuocesse mai, così continuai a mangiare anche quella al sangue, fino a che mi sbranai tutta la mezza coscia di pollo, completamente cruda. Il mio compagno di Venezia mangiò la sua parte cotta, ma una volta arrivato nella zona cruda, buttò l’osso sulla brace, lasciandovi attaccata la rimanenza di carne cruda. Non esitai minimamente, lo presi dal fuoco e lo spolpai come avrebbe fatto il migliore dei gatti.
Un esperienza che ci ha fatto sorridere, ma che testimonia che quando il nostro corpo si trova in circostanze selvagge, l’istinto animale non esita ad emergere. E’ la società che ci rende docili e razionali, ma in natura e in circostanze estreme, ci accorgiamo che l’istinto di sopravvivenza è in grado di farci fare ed accettare cose inimmaginabili, nelle normali situazioni tra le mura di casa.
Anonimo


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