LA TEORIA
Ad una cena abbiamo
avuto il primo approccio col nostro istruttore (Doge), che tra una
risata e l'altra ci illustrava vagamente che genere di situazione ci
avrebbe atteso nel luogo da lui scelto per lo svolgimento del corso
(Asiago 1700 mt), e cosa saremo andati ad affrontare.
Il corso vero comincia con due lezioni
teoriche, tenute sempre da Doge, che con estrema precisione e
pazienza, ci illustra prima di tutto i concetti base per
sopravvivere: quali sono le priorità da tenere a mente, come
costruire un ricovero (SHELTER) con ciò che ti mette a disposizione
l'ambiente circostante, e con quello che hai addosso.
Durante i corsi teorici Doge ha avuto
modo di sfatare parecchi miti e di trasmettere senza mezzi termini,
cosa significhi veramente sopravvivere; non si parla di settimane, a
volte nemmeno di giorni ma semplicemente di superare la notte.
Il materiale messo a disposizione dal
nostro istruttore era parecchio. Grazie ad una presentazione slide e
alle schede riassuntive, in sole sei ore circa di lezione abbiamo
potuto esaminare i vari modus operandi, per trovare, raccogliere e
potabilizzare l'acqua, per riconoscere le piante commestibili, per
identificare gli insetti e come cucinarli.
Abbiamo analizzato come accendere il
fuoco e come va costruito uno shelter, quali sono i materiali più
adatti e soprattutto dove posizionarsi. Insomma siamo partiti subito
al massimo regime per cercare di arrivare il più preparati possibile
(almeno in teoria), per affrontare questa incredibile esperienza sul
campo!
L'ATTREZZATURA
Per rendere il corso il più
reale possibile, il materiale in nostro possesso è stato stabilito
in gran parte da Doge; ben conscio del fatto che comunque non abbiamo
un addestramento pari a quello dei nostri militari e tenendo conto
che c'erano persone che come il sottoscritto, non avevano mai dormito
prima d'ora in montagna e all'aperto...per non parlare del fuoco.
Doge ci consegna una lista. É
consigliato abbigliamento invernale ed impermeabile, sia per la notte
che per la pioggia, ovviamente scarponi da trekking o anfibi, un
coltellino chiudibile o comunque una pinza multiuso, preferibilmente
con lama seghettata (niente coltellacci in stile survival o Rambo, e
qui il rammarico degli appassionati di coltelli della nostra palestra
si è fatto sentire), niente sacco a pelo ma bensì sacchi di iuta,
sacchi dell'immondizia e poco altro ancora.
Da bere solo un litro
e mezzo d'acqua. Ovviamente non poteva mancare il nostro KIT di
sopravvivenza fornitoci direttamente da Doge. E’ incredibile come
in una scatoletta insignificante e di piccole dimensioni, ci possano
essere attrezzature in grado di salvarti veramente la vita,
permettendoti di sopravvivere in situazioni estreme.
LA
PRATICA
Sarebbe stato banale iniziare subito con una bella
giornata piena (già dal mattino), per fare il tuo bel ricovero con
tutta la calma di questo mondo. In realtà arriviamo nel luogo
prestabilito, per iniziare la nostra avventura, circa a metà
pomeriggio, ovvero poche ore di luce per metterci un tetto sopra la
testa e magari accendere un fuoco per scaldarci un pò. Essere
accompagnati dal scintillio delle fiamme, tra le braccia della fredda
notte che ci aspettava, sembrava ormai un sogno.
Al nostro arrivo siamo accolti da una
leggera pioggia che sosterà su di noi fino alla mattina del giorno
seguente. Doge ci accompagna nelle varie aree che per tre giorni ci
ospiteranno. Formiamo subito squadre da due persone e cerchiamo il
luogo migliore per iniziare il nostro shelter.
Il lavoro inizia
subito frenetico per tutti e anche se la lieve pioggia, non è il
migliore degli incentivi per metterti di buon umore, si fa di tutto
per finire il ricovero il prima possibile, e non è facile.
Alle
19:00 / 19:30 circa della sera, arriva Doge con il rancio: una
patata, una mela e una cipolla da dividere con il proprio compagno,
fino alla sera seguente.
Arriva il buio...e con il buio il
freddo della notte.
La notte non passa per niente liscia e
tranquilla, nessunoriuscirà ad affermare di aver riposato il giorno
dopo. La mattina per molti inizia presto e con l'alzarsi del sole
arriva il nostro istruttore con la lista dei compiti da portare a
termine nella giornata: terminare lo shelter, trovare piante
commestibili e raccoglierle, trovare una sorgente d'acqua, costruire
un filtro per l'acqua, individuare gli altri shelters e segnarli
nella mappa contenuta nel kit di sopravvivenza.
Il tempo vola quando sei impegnato in
tutte queste attività, senti la fame e la sete, cerchi di
concentrare le risorse e rifletti, rifletti tantissimo. Qui ti
accorgi di quanto sei fortunato nel mondo di oggi. Pensi a tutti
quelli che bramano il paradiso e che vogliono solo un mare di soldi e
non sono minimamente disposti a sacrificare nulla, quando invece
abbiamo tutto a portata di mano. Capisci molte cose e vedi quali sono
veramente le priorità più importanti nella vita, quando questa
potrebbe essere veramente in pericolo.
Arriva così il pomeriggio del
secondo giorno. Insieme a Doge, verifichiamo come sono stati svolti i
compiti della giornata e sempre tutti insieme, analizziamo come sono
stati fatti i vari shelters e in quali accorgimenti erano
perfettibili. Ne abbiamo fatta di strada quel giorno.
Come ultimo compito il nostro
istruttore ci spiega come preparare una griglia per cuocere,
affumicare o essiccare la carne...questa sera festa grande!!!
Intorno all'ora di cena nel mondo
reale, Doge arriva nel nostro paradiso selvaggio con una coscia di
pollo in mano. Dire che saltavamo come cani affamati davanti ad un
boccone di carne, rende bene l'idea dell'entusiasmo che avevamo, e
soprattutto della fame, che ormai albergava in tutti noi. Nel buio
della notte, la vista del pollo illuminato dalla luce delle fiamme
che ardevano, ci faceva pregustare il sapore della carne che avremmo
mangiato da li a poco.
RITORNO ALLA CIVILTA'
Arriva
la domenica, l'ultimo giorno di questa incredibile e fortissima
esperienza che ti segna dentro, e un po' ti cambia. Anche questa
mattina abbiamo il nostro bel da fare: in primis raccogliere la
rugiada per avere acqua potabile e costruire un sistema di raccolta
dell'acqua, poi disfare lo shelter che ci aveva coperto e difeso (per
quello che gli era possibile) dal freddo e dalla pioggia, infine
tutti al punto di ritrovo per lo studio sulle tecniche di
orientamento con e senza bussola e le conclusioni finali.
Si vede che siamo arrivati alla
fine, siamo tutti sorridenti e capiamo quanto in realtà sarebbe dura
sopravvivere quando non hai la minima idea di quando tutto avrà
fine. Al corso di orientamento partecipano tutti con interesse ma le
menti non sono freschissime, non si sa bene se per la stanchezza o se
per colpa del super pranzo che ci aspettava di li a poco in un
ristorante tipico della zona.
Il pasto viene consumato in modo quasi
animalesco, almeno da una parte dei sopravvissuti, e verso le 17.00
ci si dirige verso casa. L'impatto con la realtà di tutti i giorni è
stato davvero particolare. Siamo passati dal totale silenzio di quel
bosco quasi incantato (che si è dimostrato ricchissimo di risorse,
ma che bisogna essere in grado di sfruttare), alla baraonda del
pranzo della domenica in un ristorante.
Metabolizzare la forza e l'emozione
di un'esperienza sul campo di questa portata è stato molto più
complicato della digestione della super abbuffata, perfino Doge è
rimasto senza parole quando ha visto che conto eravamo riusciti a
totalizzare!!!
In questi giorni abbiamo capito molte
cose, sia strettamente legate al corso, ovvero alla pratica
necessaria per procurarsi acqua, cibo, fuoco, costruirsi un rifugio o
sapersi orientare, che soprattutto all'aspetto umano. Non essendo
più a contatto con la natura da secoli, diventa difficile
mentalmente sopravvivere senza il lusso che ci circonda ogni giorno,
ma il nostro corpo e il nostro istinto, sanno perfettamente come
sfoderare risorse che non pensavi minimamente facessero parte di te.
Una capacità innata che riesce ad
adattarsi alle situazioni più difficili, alla scarsità d'acqua e di
cibo, alla stanchezza fisica e mentale. Abbiamo capito quanto riesci
ad essere forte quando la tua mente diventa il tuo più grande
alleato, e quanto sia difficile invece quando lei decide di lasciarti
li. Quando la mente si arrende, resti infatti paralizzato difronte
alla minima difficoltà.
Abbiamo capito che all'uomo manca il
confronto con se stesso e soprattutto con la natura che pur sempre lo
circonda e un bel giorno gli ha dato la VITA!
ANALISI
FINALE
Per concludere il racconto della nostra avventura che
spero di esser riuscito almeno in parte a trasmettervi, è per questo
che qui sotto troverete il commento di alcuni dei partecipanti che vi
spiegherà in prima persona le proprie emozioni e idee; questo è
stato il primo passo verso il nostro vero obbiettivo.
Quello che si è svolto è stato un
corso BASICO di sopravvivenza. Fatta l'esperienza, calpestato il
primo scalino, ci dirigiamo verso quello che vorrà essere la meta
del nostro percorso...il vero e proprio corso di sopravvivenza che
decide se un militare può diventare ESPLORATORE INCURSORE del Rgt
Lagunari Serenissima.
Riccardo Silva
Poco
da aggiungere all’ottima analisi fatta da Riccardo il quale, a mio
avviso, ha saputo toccare tutti i punti nevralgici di questa
straordinaria esperienza.
Dice bene: “..capisci quanto sei
fortuato..”. L’inconsapevolezza di questa fortuna e l’incapacità
di essere felici che ne deriva è davvero un deplorevole spreco.
Troppo spesso vedo persone soffrire ed arrivare a perdersi per delle
inezie. Non siamo più abituati ai problemi “veri” e per questo
siamo molto più deboli, abbiamo perso completamente fiducia nel
nostro corpo non lo riteniamo all’altezza di quasi nulla ormai. Lo
riempiamo di cibo, di medicine (grazie a Dio che ci siano, ben inteso
ma perché abusarne?), droghe, sostanze di ogni genere..
Perché per divertirsi bisogna per
forza stare svegli tutta la notte, in un posto chiuso, saturo di
frastuoni assumendo ogni sorta di sostanza doppante? Perché tutti
hanno paura del silenzio?
Credo che il ricordo più bello di
questi tre giorni sia stato proprio il silenzio.
Vorrei infine
aggiungere una riflessione, a prima vista banale, su quanto venga
sprecato. Ricordo quando la prima sera, bagnato ed infreddolito al
buio, ho divorato il torsolo della mia mezza mela. Per la prima volta
dopo un “pasto” NON avevo prodotto immondizia!
Manca radicalmente la percezione della
realtà, la capacità di leggere l’ambiente che ci circonda,
discernere l’utile dall’inutile e quindi ciò che ci fa vivere da
ciò che ci fa morire. Perché consumare 1000 quando basta 1? Perché
produrre tonnellate di inquinamento per produrre energia di cui non
necessitiamo, distruggendo tutto ciò che ci circonda?
Si
potrebbe dire che queste righe siano un insieme di luoghi comuni, o
peggio, della filosofia poco originale sulla scia del mito del “buon
selvaggio” di Rousseau, ma forse se ci troviamo al punto in cui
siamo tanto comuni, nella sostanza, non lo sono proprio.
Sono del
parere che di queste esperienze ci sia un gran bisogno.. Mi auguro
sinceramente che in molti possano usufruirne.
Non mi resta che
ringraziare nuovamente l’incredibile persona “Doge” che ha
ritenuto di condividere con noi la sua preziosa conoscenza, il grande
Sandro grazie al quale è stato possibile tutto ciò, ed infine ma
non meno importante il mio compagno di avventura Riccardo senza il
quale sarebbe stata veramente dura (grazie Riky!).
Rocco
Ravagnin
Sono un appassionato di vita all’aria
aperta e l’arte della sopravvivenza mi ha sempre affascinato.
Ho cercato negli anni di imparare a
conoscere e sfruttare le risorse che la natura ci offre e questo
corso mi ha avvicinato in maniera diversa e più tecnica all’
”arte” della sopravvivenza. Ho imparato molti “trucchi”
conosciuti solo da persone che della sopravvivenza hanno fatto la
loro vita e il loro lavoro.
Maximilian Shustek
Nella notte in cui Doge ci portò la
coscia di pollo da dividere, un compagno del gruppo di Asti, che era
stato affiancato al M° Porcellana e ad un allievo di Venezia, ci
raccontò: Il fuoco era debole, per via della legna bagnata dalla
pioggia del mattino precedente e la carne sembrava non cuocesse mai.
La fame era troppa e ad un certo punto incominciai a mangiare quella
più cotta in superficie. Provai a cuocerla ancora un po sulla poca
brace rimasta, ma sembrava non cuocesse mai, così continuai a
mangiare anche quella al sangue, fino a che mi sbranai tutta la mezza
coscia di pollo, completamente cruda. Il mio compagno di Venezia
mangiò la sua parte cotta, ma una volta arrivato nella zona cruda,
buttò l’osso sulla brace, lasciandovi attaccata la rimanenza di
carne cruda. Non esitai minimamente, lo presi dal fuoco e lo spolpai
come avrebbe fatto il migliore dei gatti.
Un esperienza che ci ha fatto
sorridere, ma che testimonia che quando il nostro corpo si trova in
circostanze selvagge, l’istinto animale non esita ad emergere. E’
la società che ci rende docili e razionali, ma in natura e in
circostanze estreme, ci accorgiamo che l’istinto di sopravvivenza è
in grado di farci fare ed accettare cose inimmaginabili, nelle
normali situazioni tra le mura di casa.
Anonimo